lunedì 15 novembre 2010

Musica d'insieme

Non dovrebbe sembrarvi strano che, oltre che costruirli, i clavicembali mi piaccia anche suonarli. Anzi, tra breve mi propongo di postare anche delle nuove registrazioni, non solo del cembalino d'acero ma anche degli altri.

Nessuna pratica musicale è più divertente e appagante che suonare insieme, il che purtroppo non mi è mai accaduto perché provengo come molti clavicembalisti dallo studio del pianoforte, di cui ho sempre preso lezioni private e quindi ho frequentato il conservatorio solo in occasione degli esami.
Così, essendomi definitivamente convertito al clavicembalo, cerco musicisti, amatori, professionisti o semiprofessionisti, persone che suonano bene e anche persone che suonano male, che vogliano suonare con me.

Cerco dunque cantanti, flautisti, violinisti, violoncellisti, violisti d'amore, violisti da gamba, liutisti, oboisti, insomma tutti coloro che suonano strumenti adeguati all'esecuzione di musica barocca.
Li cerco da tutta Italia, ma per ovvie ragioni di raggiungibilità la preferenza è tutta la campania e il lazio. Scrivetemi, o nei commenti qui sotto o alla mail harpsichordmaker@gmail.com.

martedì 13 luglio 2010

Ruckers - Augusto Bonza - 4

La tavola frontale, nella quale si vedono le spine di legno che fissano il giunto col somiere.
Si vedono inoltre sulle controfasce gli alloggiamenti per i registri e sulla sola controfascia del fianchetto, più arretrato, l'alloggiamento per l'estremità acuta della cordiera del 4'.


Un'altra vista del fianchetto, dove si possono vedere le spine che fissano le traverse basse al fianchetto e quelle che uniscono fianchetto e fascia curva, oltre a quelle del somiere, già viste in un post precedente.
Si vede inoltre, tra le due traverse basse, il vano portaoggetti tipico dei clavicembali fiamminghi dell'epoca Ruckers. Il vano è formato dalle due traverse, da una paretina di fondo (la più vicina all'osservatore di questa foto), da un tetto con le caratteristiche smussature. Naturalmente il fondo dello strumento costituirà, quando sarà montato, il pavimento del vano portaoggetti.


La cassa montata e messa in verticale. Sulla controfascia del fianco lungo si vede l'alloggiamento per l'estremità grave della cordiera dei 4'.

Ruckers - Augusto Bonza - 3

Controfasce montate. La controfascia di coda aveva negli strumenti storici spessore e altezza maggiori delle altre, probabilmente per meglio sostenere la tensione delle corde gravi, più lunghe e più spesse. Abbiamo seguito i Ruckers in questa particolarità.


La colla che si vede colare sotto le controfasce è colla animale, la stessa che sarà utilizzata per tutti gli incollaggi dello strumento.


Il somiere è assicurato, oltre che dalla colla, anche da spine o chiodi di legno. Spine venivano utilizzate anche per assicurare i giunti tra le fasce, tra fondo e cassa, e tra assi strutturali e fasce.



Il tipico giunto Ruckers tra fascia di coda e fascia curva. Lo spigolo sporgente della fascia di coda verrà successivamente piallato per portarlo in piano con la fascia curva.


Il lato curvo era, nella tradizione fiamminga, curvato esponendo il legno al fuoco vivo e poi fissando il pezzo in modo che tenesse la curva per qualche minuto. Una volta raffreddato, il legno mantiene la forma.
Abbiamo proceduto nello stesso modo, ed ecco il lato curvo montato con ancora le tracce di carbonizzazione.


La fascia curva appena uscita dal trattamento a fuoco, e prima della piallatura che asporta gran parte del carbone.

Ruckers - Augusto Bonza - 2

Il cembalo è simile a quello che avevo cominciato: una tastiera, estensione dal DO1 al re5 per 51 note (ottava bassa cromatica).

In questo e nei post successivi parlerò in prima persona plurale. E' ovvio tuttavia che molto difforme è il contributo tra me ed Augusto.

Dal momento che lo strumento ha anche una finalità "didattica" per me, abbiamo deciso di non "tagliare gli angoli": niente scorciatoie, niente lavorazioni fatte nel modo più semplice "perché tanto è lo stesso". Per ogni lavorazione ci domandiamo quale fosse la sequenza adottata dai Ruckers, e seguiamo la stessa sequenza. A volte non è chiaro, e a volte non contribuiscono gli studi tecnici sull'argomento, primo tra tutti la monografia di Grant O' Brien, Ruckers. A Harpsichord and Virginal Building Tradition, Cambridge University Press, 1990 (l'edizione rilegata si trova solo nei remainders, ne è stata pubblicata una in paperback nel 2008, si può acquistare sul sito di Grant O' Brien, qui, oppure su Amazon, qui). In questi casi facciamo delle prove, avanziamo ipotesi, e finora è sempre stata trovata una strada che appare subito la più logica.
Talvolta però nonostante gli sforzi non si riesce a capire il motivo di un certo dettaglio sugli strumenti originali, per esempio la caratteristica bisellatura sulla parte inferiore delle controfasce, che non risponde né a esigenze strutturali né estetiche (perché rimane chiusa all'interno dello strumento) né di lavorazione. In questi casi decidiamo di volta in volta ma solitamente riproduciamo quel dettaglio.
Non si tratta naturalmente di cieca copia, perché tutto viene discusso e ripensato.
Nei prossimi post qualche fotografia.

Ruckers - Augusto Bonza - 1

Dopo alcuni tentativi non riusciti negli anni scorsi a causa di impegni miei e suoi, ho stretto un accordo con Augusto Bonza che prevede la costruzione di un clavicembalo insieme (poi vedremo nei post successivi in che cosa consiste questo "insieme").
Prima che Augusto, che è già alle prese con una lista d'attesa pluriennale, venga assalito da una folla di amateurs come me, preciso che il clavicembalo è mio. Cioè gliel'ho regolarmente ordinato, solo che l'accordo prevede che talune fasi costruttive vengano svolte insieme, alcune da lui e alcune infine da me.

E' questo il motivo per cui da marzo ho sospeso la costruzione del Ruckers: il clavicembalo che abbiamo deciso di costruire è appunto un Ruckers e quello che avevo già cominciato sarebbe stato un doppione. Lo finirò in altri tempi, quando tra l'altro ne saprò molto di più.

I prossimi post quindi riguarderanno questo progetto.

giovedì 18 marzo 2010

Progetto Ruckers, guide e registri

E ora i registri e le guide dei salterelli.
Le guide sono fatte con un sandwich, dal basso in alto, di pergamena, legno e pelle. Il legno è molto sottile, per cui la pergamena serve per rinforzarlo visto che quando poi si buca il legno di testa sarebbe troppo debole e potrebbe saltare. La pelle sopra serve invece per ottenere uno scorrimento silenzioso dei salterelli. Il salterello nella sua corsa non tocca né legno né pergamena, i quali servono solo a sostenere rigidamente la pelle, ma solo quest'ultima.

Fare la guida concettualmente è semplice, poi per la verità sto incontrando qualche difficoltà nell'esecuzione.
In pratica si segnano i lati delle mortase attraverso cui il salterello scorre, poi con pochi colpi di scalpello si buca e infine si elimina il tassello di legno risultante all'interno. Dopodiché si rovescia la guida e con un coltello si allargano i fori così fatti, ma solo sul lato inferiore senza toccare la pelle, in modo che il salterello non possa toccare legno e pergamena ma solo la pelle. la difficoltà sta nel fare i tagli con sufficiente pulizia.

Più facili i registri. Segnati anche su di essi i lati lunghi delle mortase attraverso cui i salterelli scorreranno, si praticano lungo questi segni  dei tagli angolati, perché anche i registri si aprono verso il basso in modo che il salterello sia tenuto solo da un piccolo spigolo di legno. Una volta finiti e puliti con scalpello e lime, si chiudono i lati restati aperti con una striscia di legno.

Le guide con i primi fori. Davanti ad esse le due barre da cui saranno ricavati i registri. Queste ultime sono già segnate.

I tagli angolati. Ho tagliato i due registri insieme affinché l'allineamento risulti perfetto. Poi ho avuto un incidente con il secondo di essi e l'ho dovuto rifare segnandolo prima secondo i tagli già fatti sul primo registro.



Fasi di lavoro sui registri

Progetto Ruckers, la tastiera

Come prima cosa ho incollato le tavolette che formeranno la tastiera e quelle che formeranno la tavola armonica.
Sulla tavola che formerà la tastiera ho poi disegnato le linee che serviranno da guida per separare i vari tasti.
Poi ho fissato la barra di pioppo che servirà da guida dei tasti alla coda della tastiera, segnando contemporaneamente coda del tasto e futura guida. In questo modo quando saranno infisse le punte di guida del tasto, esse saranno allineate alle fessure della guida.

La guida è più semplice da farsi di quanto non appaia. Le fessure hanno sezione triangolare, il che sembra difficile, ma in realtà basta fare prima di tutto un piccolo taglio sulla linea tracciata per segnare, in modo da avere un appoggio per la sega.

Poi con la sega si fanno due tagli obliqui. L'angolo si stabilisce ad occhio, non è necessaria una precisione superiore. Il legno che rimane tra i due tagli si fa saltare con un colpo di scalpello, il resto si pulisce sempre con lo scalpello e con qualche colpo di lima.
Il telaio è abbastanza semplice da montare. Al momento i due elementi laterali sono ancora un po' troppo lunghi e la barra di bilanciamento non ha ancora la sua forma definitiva, che sarà data con la pialla.


Bonza

Tra i miei strumenti finora avevo solo accennato a questo cembalino d'acero, che tengo nella mia casa di Roma.
Lo ha costruito, nel 2004-2005, Augusto Bonza, costruttore tra i massimi italiani e persona di una disponibilità rara. Gli debbo molto delle cose che so sui clavicembali e la loro storia.
Questo cembalino è incordato in ottone, ma - non so se con ulteriori varianti - può essere incordato anche in budello.
Il cembalino è copia, anche nella decorazione, di due cembalini cinquecenteschi, uno conservato al Museo degli strumenti Musicali al Castello Sforzesco a Milano, e uno appartenente a una collezione privata. Ho trovato che anche il cembalino d'acero RCM 175 del Royal College of music ha una decorazione molto simile. Ulteriori informazioni sono sul sito di Augusto Bonza www.augustobonza.it.
Qualche foto, di scarsa qualità e me ne scuso. Ne farò di migliori prossimamente.






giovedì 11 marzo 2010

Ruckers, riflessioni preliminari 2

Ho già iniziato, e prima di iniziare ho messo da parte tutte le bottiglie di colla sintetica. Ho usato finora e userò solo colla animale a caldo.
I motivi sono di ordine pratico, perché la colla a caldo è reversibile e i pezzi possono essere scollati per riparazioni, per aggiustamenti, per rimediare a errori.
Ma soprattutto c'è un motivo di ordine strutturale. La miglior colla sintetica è la cosiddetta colla gialla (Titebond o Elmer's Glue), una colla alifatica (quelle viniliche non sono adatte per nulla, lo strumento collasserebbe). Ebbene, perfino per queste colle le specifiche dei produttori ne sconsigliano l'uso per applicazioni strutturali continuative: esattamente la condizione di un clavicembalo che è sottoposto alla tensione continua delle corde. Inoltre, queste colle sono note per un fenomeno che si chiama "cold creep": in pratica i due pezzi incollati scivolano lievemente l'uno rispetto all'altro senza che il giunto ceda. Si capisce bene l'effetto che un fenomeno del genere può avere non solo sulla tenuta della struttura ma sulla stabilità di accordatura.
Di converso, la colla animale "vetrifica", cristallizza e rimane perfettamente stabile anche dopo secoli. C'è inoltre chi attribuisce alla colla animale anche migliori proprietà di trasmissione del suono (probabile, vista la migliore vetrificazione): potrebbe essere vero, magari non nella cassa, ma nei giunti tra le varie tavolette che compongono la tavola armonica e nei giunti tra ponticelli e tavola armonica. Tuttavia l'effetto, se c'è, è probabilmente troppo debole per fare una vera differenza, vista la complessità delle tante parti in gioco.
Infine, la colla animale non è affatto difficile da usare, una volta che si sia fatta l'abitudine. Anzi, può addirittura essere più semplice rispetto alla colla sintetica perché per i pezzi più piccoli non c'è bisogno di morsetti: i due pezzi si tengono stretti l'uno all'altro per un paio di minuti e si può continuare a lavorare, mentre con le colle sintetiche bisogna morsettare necessariamente perché ci vuole almeno un'ora prima che la colla prenda. Per i pezzi più grandi invece è effettivamente un po' più complesso perché mentre si spennella la colla da un lato la colla sull'altro lato si è raffreddata e non prende più.

Dal prossimo post comincio a mettere qualche foto.

mercoledì 24 febbraio 2010

Ruckers

Prima o poi a Ruckers ci arriviamo tutti: il prossimo clavicembalo sarà un Ruckers.


Riflessioni preliminari.
Non deve avere un'estensione eccessiva. Dal DO1 al re5 cromaticamente, per un totale di 51 note è più che sufficiente, e soprattutto è un'estensione effettivamente seppur raramente usata dai Ruckers/Couchet (tutti parenti e tutti costruttori nella medesima scuola, quindi d'ora in poi dirò solo Ruckers). Più note significherebbe modifiche nella struttura perché la maggior larghezza e il maggior numero di corde la sottoporrebbero a eccessivo stress. E poi il grosso del repertorio non richiede altre note. I Ruckers originali avevano solitamente (ma non sempre) 45 note dal DO/MI1 al do5 (con l'ottava corta).


Non voglio due registri da 8'. Esiste un solo strumento storico di Ruckers (per la precisione un Couchet) disposto 2x8, tutti gli altri invariabilmente erano disposti 1x8, 1x4. Di nuovo: ragioni di struttura. Due ordini di corde da 8' costituiscono circa il 40% di tensione in più sulla struttura, e soprattutto l'intera tensione delle corde viene a scaricarsi sul medesimo punto, la cordiera degli 8' appunto. Viceversa la disposizione 1x8, 1x4 non solo costituisce uno stress molto inferiore, ma le forze sono applicate parte sulla cordiera dell'8' e parte sulla cordiera del 4'. Questo tra parentesi alleggerisce la tensione non solo sulla tavola armonica ma sul ponticello degli 8' che nuovamente viene a sopportare un solo ordine di corde anziché due, con un dimezzamento della compressione. Probabilmente questa ridotta compressione è una delle cause della famosa libertà di suono dei Ruckers. Infine, il timbro dei due registri da 8' accoppiati non mi piace molto, mentre trovo bellissimo l'accoppiamento tra 8' e 4'.


Anche i salterelli vorrei farli come da tradizione fiamminga, con gli slot per gli smorzatori costituiti non da feritoie ma da fori, con gli smorzatori che assumono la forma di orecchie di topo (mousear dampers).


Per la parte estetica: tastiera tradizionale Ruckers: osso per i diatonici e quercia morta (bog oak) per i cromatici. Poiché non è facile trovare in commercio il bog oak può darsi che sia necessario utilizzare quercia scurita. Carte fiamminghe tradizionali per l'interno della cassa, con tanto di motto latino sull'interno del coperchio, finto marmo con "strapwork" (scrigno, baule, forziere) sull'esterno della cassa.
Il basamento traforato e con colonnine tornite, anch'esso da modello storico.


I dettagli in seguito.