martedì 15 aprile 2014

Clavicembalo fiammingo 25 - la tavola armonica - 3

Come dicevo, l'assottigliamento della tavola armonica è un momento importante. Molto diffusa è la mistica sulla tavola armonica, e poiché si tratta di mistica non ne do conto qua: taglio dell'albero di abete durante la luna piena, scelta della pianta colpendola con un bastone e ascoltando le celestiali risonanze...
In realtà quel che si può dire di certo (e di "scientifico") si riassume così:
1. legno di abete. Esistono cembali storici con tavola armonica in legno di acero, altri in legno di pino, diffusi sono gli italiani con le tavole armoniche in cipresso. Ma il legno di comune uso è l'abete, come d'altronde accade per le tavole armoniche dei violini e degli altri strumenti ad arco. In particolare, è il legno usato da Ruckers. E che sia abete europeo, o al massimo di Port Orford: l'abete di Sitka è molto usato per le tavole armoniche perché cresce in abbondanza e costa poco, ma diminuisce la qualità del suono che potenzialmente lo strumento può produrre. Un'altra mistica vuole che il suono dello strumento stia tutto nella tavola armonica, ma anche questo non è vero, solo che è un argomento troppo lungo per essere discusso in questo post.

2. che sia tagliato al quarto. Il legno tagliato al quarto è più stabile, quindi ha meno probabilità di muoversi, di spaccarsi, di deformarsi. La stabilità della tavola armonica poi ha effetto sulla stabilità di accordatura. Anche in questo caso, la stabilità di accordatura dipende da tante altre cose, ma la tavola armonica è una di esse.

Si potrebbe aggiungere che è necessaria una venatura stretta, ma su questo non sono mai riuscito a trovare conferma. Al contrario, molti strumenti antichi hanno tavola armonica con venature piuttosto larghe, o anche molto larghe. Comunque, 12-15 venature ogni pollice (2,54 cm) sono considerate buone; si arriva anche fino a 20.

Ma torno all'assottigliamento. La tavola armonica non ha spessore costante: a seconda delle scuole nazionali ci sono zone in cui lo spessore è maggiore e zone in cui è minore. Lo schema di assottigliamento dei Ruckers, assolutamente costante in tutti i clavicembali storici di quella famiglia di costruttori, prevede un'area circa a venti centimetri dalla fascia dorsale e a 40-45 cm dalla punta di coda, della forma approssimativa di un fagiolo lungo 20 cm e largo 6-7. In quest'area lo spessore è massimo, da 4 a 4,5 mm. Da qui degrada fino agli orli della tavola, da 1,8 a 2 mm nei punti più sottili (estremità di coda e estremità degli acuti), ma si ferma a circa 3 mm sugli orli della curva e del dorso all'altezza del "fagiolo". Da questi punti anche l'orlo si assottiglia man mano che ci si allontana, fino ad arrivare agli 1,8 - 2 mm che si dicevano prima.

Naturalmente non è possibile, lavorando il legno, una precisione dell'ordine del mezzo millimetro o addirittura del decimo di millimetro. Da questo punto di vista la precisione con cui nei disegni dei cembali storici sono segnati gli spessori è eccessiva e tra l'altro non tiene conto del fatto che con i secoli il legno si è certamente contratto. In ogni caso il disegno è solo il punto di partenza, che dà lo schema generale di assottigliamento. Poiché ogni pezzo di legno è diverso da un altro, infatti, rispettare fino alle tolleranze del mezzo millimetro il rilievo di uno strumento storico può non restituire una tavola perfettamente assottigliata. Il legno che abbiamo a disposizione sarà infatti leggermente più rigido, o più flessibile, o avrà venature leggermente più larghe, o più strette, di quello di un particolare strumento storico. Ne consegue che, una volta approssimato lo spessore allo schema generale ("fagiolo" al massimo spessore, poi assottigliamenti nelle varie direzioni di maggiore o minore entità), bisognerà valutare "ad orecchio" se la tavola già presenta le caratteristiche di sonorità e flessibilità che vogliamo. E' un'operazione condotta sostanzialmente sulla base dell'esperienza, ed è chiaro che in questo campo un costruttore che abbia costruito decine di strumenti in molti anni avrà un vantaggio innegabile rispetto a noi. Qualcosa si può dire comunque.
La tavola armonica si comporterà, una volta dentro lo strumento, come una pelle di tamburo, quindi è necessario valutare la flessibilità generale, appoggiando ad esempio la tavola armonica sul tavolo ma lasciandone sporgere una metà e valutando quanta parte di questa metà si curva verso il basso sotto la forza di gravità e di quanto. Oppure la si appoggia sul tavolo, si mette una mano sotto, dal lato prima dei bassi e poi degli acuti, si alza la mano mentre con l'altra mano si tiene schiacciata la restante parte sul tavolo: la tavola si curva verso l'alto e improvvisamente si toglie la mano che sostiene la parte sollevata dal tavolo. Essa sbatte sul tavolo: con che velocità? producendo un suono acuto o grave? netto o sfumato? In particolare negli acuti, le corde hanno massa molto piccola: sono non solo molto più sottili ma anche molto più corte e quindi hanno un'ampiezza di vibrazione molto piccola. Se vogliamo che gli acuti suonino, la tavola armonica di quell'angolo deve essere davvero ben flessibile.
Si può poi percuotere la tavola, tenuta penzolante, in vari punti, ascoltando il suono prodotto. Tale suono è tanto più acuto quanto più rigida è la tavola: se è troppo acuto (dato di esperienza) bisogna assottigliare in quel punto e nelle vicinanze.

Come vedete è impossibile descrivere il processo con abbastanza precisione da mettere tutti nella condizione di assottigliare una tavola armonica. In questo senso (e solo in questo) è l'unico vero "segreto di bottega" dei costruttori di clavicembali.

La foto seguente mostra la tavola segnata ma non ancora assottigliata. Dopo aver scattato questa foto ho assottigliato (non l'ho scritto ma è ovvio che si usano le pialle) la tavola. Era tardi e ho avuto poco tempo per fare le prove sopra descritte per valutarne la flessibilità. Valuterò meglio, ma la prima sensazione è stata che c'è ancora da lavorare: i punti di massimo e quelli di minimo spessore non sono sempre uniti da un assottigliamento ben graduale, e infatti la tavola è ancora un po' rigida e il suono prodotto ancora un po' troppo acuto.
D'altra parte non si deve eccedere nell'assottigliamento. Una tavola troppo rigida oppone resistenza alla trasmissione del suono, che così risulterà ridotto di volume e senza profondità. Man mano che si rende la tavola più flessibile, il suono inizierà a "liberarsi", a crescere di volume, a diventare più interessante e di maggior durata. Oltrepassato un certo limite, la qualità del suono torna indietro: più si continua ad assottigliare più mancherà massa per alimentare il suono che quindi inizia a diminuire di volume e qualità. All'estremo opposto, con una tavola troppo assottigliata, ad esempio attorno ai 2 mm di media, si ha il cosiddetto effetto-banjo: la tavola ha massa troppo ridotta, quindi assorbe e trasmette la vibrazione della corda attraverso il ponticello in un'unica soluzione e lo traduce subito in suono: l'energia si perde subito e il suono si manifesta con gran forza al momento del pizzico per poi scendere sotto il livello di udibilità in brevissimo tempo.
Per evitare questo rischio preferisco procedere lentamente.



La tavola con segni a matita che rappresentano le linee di spessore, come le isoipse di una cartina geologica. Si pialla tenendo conto delle linee che aiuteranno a rispettare le variazioni di spessore.


lunedì 14 aprile 2014

Clavicembalo fiammingo 24 - la tavola armonica - 2

Vorrei finire il cembalo per luglio, quindi è necessario accelerare. Ho recuperato almeno un'intera giornata di lavoro utilizzando la tavola armonica che avevo già preparato due o tre anni fa per il francese. Poiché però la curva del fiammingo è meno accentuata del francese, la tavola risulta più larga nel punto di massima curvatura; quindi ho dovuto aggiungere due tavolette alla sinistra. Ho poi tagliato a misura la tavola armonica, che ora entra perfettamente nella cassa salvo la lunghezza che è ancora eccessiva (accorcerò dopo aver montato il controsomiere).

Il somiere è a sua volta rivestito dallo stesso abete, per dare l'illusione di una tavola armonica continua. Ho incollato tra di loro le tavolette che rivestiranno il somiere, creando una singola tavola. Prima di incollarla sul somiere la taglierò a misura e l'assottiglierò fino a portarla a uno spessore di circa 3 mm dai circa 5 attuali.

Ora prima di tutto devo assottigliare la tavola armonica. E' un momento importante perché da questa operazione dipenderà il comportamento futuro della tavola stessa. Lo farò oggi e domani; poi è il momento di iniziare a produrre i ponticelli.



 Le due tavolette da aggiungere alla tavola armonica già fatta. Prima vanno incollate tra di loro.



Le tavolette corte si possono incollare semplicemente cospargendo di colla animale la costa, poi sfregandole tra di loro e infine lasciandole in posizione senza toccarle. Non c'è bisogno di morsetti, come si vede nella foto seguente. Però questa tecnica è difficile da applicare alle tavole più lunghe perché la colla gelifica presto e non è facile far sì che le tavole restino nella giusta posizione lungo tutta la loro estensione per il tempo necessario a far rapprendere la colla. Perciò uso del nastro adesivo resistente: l'umidità contenuta nella colla fa dilatare leggermente il legno chiudendo così eventuali piccoli spazi tra una tavoletta e l'altra. Il nastro adesivo intanto mantiene le due tavolette nella reciproca posizione.


Le tavolette che andranno a ricoprire il somiere. Prima si incollano due per volta, poi quando la colla è asciutta si incollano tra di loro i gruppi così ottenuti.


La tavola armonica (rovesciata) tagliata perfetta su quattro lati; andrà solo accorciata sul quinto lato, dal momento che è più lunga del dovuto.

mercoledì 9 aprile 2014

Clavicembalo fiammingo 23 - la tavola armonica - 1

Sulla tavola armonica saranno necessari vari post.
Inizio elencando tutto ciò che bisogna fare prima che la tavola armonica stessa sia pronta per essere installata definitivamente dentro la cassa.

1. Le tavolette che compongono la tavola armonica devono essere giuntate e incollate.
2. La tavola armonica viene tagliata a misura perfetta, in modo che entri nella cassa senza sforzo e senza incertezze di posizione.
3. Si realizza il foro per la rosetta.
4. Si realizza il ponticello.
5. Si assottiglia la tavola armonica secondo schemi precisi. È un momento importante.
6. Si incolla il ponticello sulla tavola armonica.
7. Si realizzano e si incollano tutte le parti che vanno incollate sulla superficie inferiore della tavola armonica (quella che non si vedrà quando il cembalo sarà finito): catene, boudin o controponte (è in pratica la cordiera dei 4' quando c'è il registro dei 4'. In questo strumento il 4' non c'è ma questo elemento deve esserci lo stesso).
8. Infine si può incollare la tavola armonica all'interno della cassa.

Clavicembalo fiammingo 22 - il fondo

Preferisco attenermi alla tecnica storica: niente viti, dunque, per fissare il fondo alla cassa.

Le due parti di cui si compone il fondo sono unite tra loro con il "giunto a becco di flauto" o "scarf joint". Per realizzarlo ho tracciato su entrambi i pezzi da giuntare una linea a matita a dieci centimetri dall'orlo. Poi ho piallato in modo da fare una rastremata dalla linea a matita all'orlo: all'orlo lo spessore diventa zero; in questo modo si fa una specie di scivolo su entrambi i pezzi che in tal modo vengono giuntati. Si vede bene nelle foto.

La quantità di piallacci che si produce è rilevante, ed è anche una cosa faticosa: chi è bravo con la sega a mano può inizialmente segare il grosso e poi usare le pialle solo per rifinire. Io ho fatto tutto con le pialle.

Prima di incollare tra loro le due parti del fondo le ho fissate temporaneamente con due spine di faggio; ho appoggiato la cassa del cembalo sul fondo e ho tracciato a matita una linea che segue il contorno della cassa. Poi ho segato lungo le linee e infine ho incollato tra loro le due parti che costituiscono il fondo. Il fondo resta ancora leggermente lungo: sarà portato esattamente a misura con qualche colpo di pialla e di vastringa più tardi, dopo che sarà stato incollato alla cassa.

Cassa e fondo saranno fissati insieme tra qualche tempo: va ancora data qualche cura alla controfascia curva, e anzi preferisco perfino installare la tavola armonica prima, in modo da poter controllare da sotto che tutto sia al suo posto e senza problemi. Prima di poter installare la tavola armonica nella cassa, essa deve essere realizzata: sarà il prossimo lavoro; non è breve ed è molto importante perché è il cuore del sistema fonico dello strumento. Non è l'unico elemento, però: cassa, controfasce, spessori del legno delle fasce e della struttura contribuiscono alla qualità del suono. Ma certo la tavola armonica è l'elemento più importante.



Lo scarf joint sulla parte posteriore del fondo. Le venature del legno corrono dal davanti al dietro.



I piallacci risultanti dalla piallatura del suddetto giunto.



Lo scarf joint praticato sulla parte anteriore del fondo.



I piallacci tisultanti dalla piallatura di questo secondo giunto.



Le due parti accostate ma non ancora incollate.



Le due parti fissate temporaneamente con due spine di faggio. Nella foto se ne vede una sola.
La linea a matita delimita il confine della piallatura: quella che si vede in foto l'avevo inizialmente fatta perché pensavo di fare il giunto su questa faccia della tavola, poi ho cambiato idea e l'ho fatto dall'altro lato, previa analoga linea a matita.



La cassa appoggiata sul fondo. Seguendo il contorno della cassa si disegna sul fondo una linea continua lungo la quale poi si taglia.



Il fondo è tagliato, solo leggermente più grande del necessario. Sarà portato alle dimensioni esatte dopo che la cassa sarà stata definitivamente fissata su di esso. Nella foto sopra la cassa è solo appoggiata.


La tastiera al suo posto nello strumento.




lunedì 31 marzo 2014

Clavicembalo fiammingo 21

Dopo la settimana di vacanza ho finito di rifare ciò che avevo dovuto disfare e ho proseguito un po'.

A dimostrazione che le cose è meglio farle bene la prima volta, ho avuto altre disavventure. La più seria è che durante l'incollaggio della cordiera curva, essa è leggermente scivolata in avanti. Questo ha creato un piccolo spazio tra la cordiera curva e la cordiera di coda, cosa che non è affatto un problema: riempirò lo spazio ma non sarebbe necessario, Ruckers lo lasciava a bella posta. Poiché però l'altra estremità batte regolarmente contro il fianchetto, in un paio di punti la cordiera è rimasta lontana dalla fascia curva: in quei punti l'incollaggio è sicuramente difettoso e anzi in un punto si vedeva addirittura luce:


Ho anche pensato a scollare la cordiera, ma era un po' tardi perché mi sono accorto del problema solo dopo che la colla si era seccata. Scollare un pezzo lungo come la cordiera è una cosa lunga, noiosa e non facilissima, nonostante l'uso della colla animale a caldo. Ho perciò deciso di riparare l'errore. Lo faccio con più accorgimenti:
1. l'aggiunta di blocchetti sulle traverse superiori. Essi battono strettamente contro la cordiera e scaricano quindi il giunto tra cordiera e fascia di una parte della tensione, che viene in tal modo scaricata al blocchetto e dal blocchetto alla traversa.



2. L'aumento del numero di chiodi di legno. Ne prevedevo dieci o dodici, ne ho messi diciotto.

3. Prima di inserire i chiodi di legno ho riscaldato le parti con una pistola ad aria calda e poi ho colato dentro altra colla calda. Il calore e l'umidità della colla hanno liquefatto la colla dei centimetri immediatamente adiacenti, e quando ho nuovamente stretto con un morsetto la cordiera aveva riacquisito un po' di elasticità, avvicinandosi alla fascia. La luce è scomparsa ma non sono ancora soddisfatto.

4. Infine, inserirò degli spessori di legno intrisi di colla tra fascia e cordiera, forzandoli affinché entrino bene nello spazio.

Oltre i due punti citati, che sono quelli macroscopici, la parte inferiore della cordiera presenta qua e là un'aderenza non perfetta alla fascia. Questi distacchi hanno un'estensione verticale di non più di 5-6 mm, su un totale di 5 cm di altezza della cordiera, quindi non mettono in pericolo la tenuta. Però si tratta di una parte vitale della struttura, non possiamo permetterci distacchi in futuro. Anche senza pensare ad eventualità gravi come il distacco della cordiera, non ci si può permettere nemmeno di avere una cordiera troppo elastica localmente, perché questo avrebbe effetti molto negativi sulla stabilità dell'accordatura. Di conseguenza, mi rassegno all'idea che il giunto non sia venuto bene per via dello scivolamento in avanti avvenuto mentre incollavo, ma resta vigente la regola generale: nemmeno un centimetro di cordiera deve avere un incollaggio incerto.

 Qui la cassa con la struttura interna completata e messa temporaneamente da parte in verticale:



Intanto ho iniziato a preparare il fondo. Nei cembali fiamminghi, ma in generale in quasi tutti i cembali, il fondo è fatto in due parti, la parte anteriore e quella posteriore. La parte anteriore inizia dal fronte anteriore dello strumento e giunge fino a poco dopo la cava dei salterelli; ha la venatura del legno che corre da sinistra a destra per un ottimo motivo: il legno può allargarsi o restringersi a seconda delle condizioni di umidità, ma non può allungarsi o accorciarsi. Così tutta la parte dello strumento che comprende la tastiera, le guide e i registri, non ha modo di muoversi nel senso della larghezza del cembalo. In tal modo le distanze tra salterello e corda e tutte le regolazioni restano più stabili.
La parte posteriore corre a partire da dopo la cava dei registri e va fino alla coda, con venatura del legno che corre nel senso della lunghezza. Si vede bene nella foto sotto:



Le due parti sono già state giuntate ognuna per conto proprio; cioè sono state incollate assieme tante tavolette quante bastavano a raggiungere la larghezza richiesta (se cliccate e zoomate sulla foto si vede bene). Le due parti sono unite tra loro in modi diversi a seconda delle varie scuole nazionali: tenone e mortasa i francesi, idem gli italiani ma talvolta anche coda di rondine. I fiamminghi univano le due parti invece con un giunto che si chiama "giunto a becco di flauto", più noto nella versione inglese "scarf joint" che vi mostro nei prossimi post.
C'è un'altra differenza tra la parte anteriore e quella posteriore. La parte anteriore veniva solidamente incollata alle fasce e successivamente assicurata con chiodi di legno; quella posteriore invece non era incollata ma semplicemente assicurata con chiodi di legno. La differenza si spiega facilmente: tutta la parte del cembalo che va dalla tastiera fino a subito dopo i registri deve essere il più stabile possibile: di lì l'orientamento della venatura del fondo e il perfetto incollaggio del fondo alle fasce. Tale necessità non c'è invece per la parte posteriore.
Anzi, molti costruttori di oggi assicurano la parte posteriore addirittura con viti: l'obbiettivo è di poter facilmente asportare quella parte di fondo e poter così accedere all'interno nel caso di riparazioni. Per far ciò naturalmente anche le due parti di cui il fondo è composto non possono essere incollate tra di loro come invece dovrebbero. Deciderò successivamente, ma penso che preferirò attenermi alla tecnica storica.

mercoledì 12 marzo 2014

Clavicembalo fiammingo 20: correzione dell'errore, 3.

Ho incollato prima la fascia curva al fianchetto, poi la coda alla curva e infine coda e fascia dorsale insieme. Ho anche provveduto ad assicurare con i chiodi di legno tutti i giunti. A questo punto il perimetro del clavicembalo è nuovamente stabilito. Basterà ora incollare le controfasce per tornare esattamente a dov'ero prima dell'errore che ho commesso nella geometria dello strumento.

I giunti sono venuti bene dal punto di vista strutturale, perfino meglio della prima volta. Meno bene della prima volta, tuttavia, sotto l'aspetto estetico: un po' d'aria rovina la modanatura là dove la modanatura del fianchetto si incontra con quella della curva; e tra curva e coda vi è uno sfasamento di quota per cui la modanatura della coda è venuta un po' più bassa di quella della curva, creando uno scalino. Si vede tutto nelle foto che seguono. Le cose estetiche si aggiustano, l'importante è la solidità dei giunti e di quella sono sicuro. Esistono tuttavia degli accorgimenti che è bene prendere prima ancora di tagliare i giunti, se si vuole risparmiare il lavoro di rettificare in secondo momento. In particolare, avrei dovuto verificare prima che tutti i pezzi fossero perfettamente a squadro. Facile quando i pezzi sono ancora disassemblati, complicato quando sono già incollati: i fuori squadro che mi hanno danneggiato l'estetica dei giunti dipendono dal fatto che ho dovuto tagliare il fianchetto, la coda e la curva, e nel taglio lo squadro non è venuto perfetto.  Troppa fretta.

Ho usato, nel giunto tra fianchetto e curva e in quello tra curva e coda, chiodi di faggio anziché di pioppo. Non era necessario usare per i chiodi un legno più duro del legno dei due pezzi da giuntare, e anzi ho creato così un altro inestetismo: conficcando un chiodo a fondo, la sezione quadra ha spaccato il pioppo delle fasce. Si aggiusterà anche questo:





Qui si vede l'aria tra la modanatura del fianchetto e quella della curva. Il distacco riguarda solo i due centimetri superiori, quindi il giunto è più che solido, ma l'estetica ne risente.




Utile e facile sistema per tenere uniti i pezzi mentre la colla prende:


Il cembalo con le fasce tutte incollate.



Il giunto tra curva e coda è perfetto come il precedente.


Anche il giunto tra fianchetto e curva, nonostante il difetto estetico, è ottimo, migliore del precedente:


Altri viste: coda-dorso


Ancora coda - dorso visto dalla parte del dorso.



Il lato interno del giunto tra curva e coda:


Ora sospendo il lavoro per qualche giorno, riprenderò mercoledì prossimo.

martedì 11 marzo 2014

Clavicembalo fiammingo 19: si continua a correggere l'errore

Dovendo rifare la fascia curva, mi serviva un'altra tavola modanata, ma non ne avevo più e così ne ho dovuto fare una (sempre con lo scratch stock di cui ho già parlato in uno dei primi post di questo blog).



Ho curvato la tavola modanata e anche quello che diventerà il suo liner (in italiano: cordiera o controfascia). Sullo sfondo la vecchia curva con ancora attaccato un pezzo del fianchetto segato via:


Ho anche rifatto gli alloggiamenti nella fascia dorsale, nel fianchetto e nella curva per l'installazione delle traverse basse. Ho anche già installato le traverse basse tra fascia dorsale e fianchetto.



Ho poi rifatto il "giunto Ruckers" tra fianchetto e curva, e incollato la curva. Ho infine preparato la coda e mi accingo a incollarla. Le foto nel prossimo post; anticipo che questa volta la riuscita estetica dei giunti è meno soddisfacente. Si tratta solo di una questione estetica e quindi non è difficile correggere (ovviamente a clavicembalo finito non si vedrà nulla), ma è seccante lo stesso.

martedì 4 marzo 2014

Clavicembalo fiammingo 18: si inizia a rimediare all'errore

Eravamo rimasti che dovevo accorciare il fianchetto e dunque allungare la curva. Allungare la curva non si può, quindi dovrò rifarla; il fianchetto invece basta tagliarlo.

 Ho tracciato un segno con la matita dove dovrà venire il taglio. In questo modo il fianchetto sarà accorciato di 9 cm.


 Ho fissato una riga lungo il segno per avere una guida per il taglio. Non sarebbe strettamente necessario perché poi dovrò comunque rifinire e rettificare il taglio con la pialla, ma è meglio avere fin da subito un taglio abbastanza preciso.


 Ho tagliato, tenendo la sega non perpendicolare alla faccia della tavola ma un po' angolata, in modo da approssimare l'angolo dovuto per il "giunto Ruckers". Anche questo non sarebbe stato necessario, ma risparmia lavoro con la pialla dopo. Il segno di matita che si vede a sinistra del taglio non è quello originale ma un altro tracciato successivamente quando ho avuto un dubbio sulla miglior posizione del taglio.


 Ho tagliato anche la coda separandola dalla spina.


 Tagliate, dal lato della spina, anche le traverse basse, il cembalo è ormai separato: da un lato la curva, la coda e le traverse basse, ancora tutto insieme; dall'altro il fianchetto accorciato col somiere, la tavola frontale e la spina come si vede nella prossima fotografia. La curva e ciò che vi è ancora attaccato è messa da parte: sarà usata nel mio Ruckers che avevo iniziato tre anni fa.


Qui il triste stato del cembalo come risulta adesso. Nella spina si vedono incassati i quattro monconi residuo delle traverse basse. Li piallerò portandoli a filo e li lascerò lì a riempire le scanalature.


Il liner del fianchetto era stato montato ma non aveva ancora i chiodi di legno, così è ancora possibile scollarlo, accorciare anch'esso dandogli l'angolo giusto per incastrarsi col liner della curva e reincollarlo. Ho intriso d'acqua alcuni batuffoli di ovatta e li ho messi dove vedete nella foto di sopra lasciandoli tutta la notte e tutto il giorno d'oggi. La colla dovrebbe essersi ammorbidita abbastanza da permettere il distacco.


Mentre tagliavo cercavo ottimisticamente il lato positivo della disavventura, e mi è venuto in mente che così avrei potuto verificare de visu il comportamento dei chiodi di legno. Bene: il comportamento dei chiodi di legno è tale da rendermi assolutamente tranquillo per il futuro. Non c'è il minimo spazio tra essi e il legno circostante, non c'è eccesso di colla, niente. Nelle prossime fotografie si vede bene.




Programmi del prossimo futuro (a partire da oggi):
1. Praticare la modanatura su una nuova tavola che diverrà fascia curva. Forse farò nella stessa seduta anche le modanature che andranno sulla tavola frontale (queste però le monterò alla fine).
2. Curvare la tavola modanata che diventerà fascia curva.
3. Curvare il liner curvo e praticare dei sottili tagli per dargli elasticità (altrimenti non si adatta alla fascia).
4. Praticare nella spina, nel fianchetto e nella curva le otto scanalature che accoglieranno le quattro traverse basse.
5. Fare i "giunti Ruckers" e installare la nuova curva e la nuova coda.
6. Installare le traverse basse.





lunedì 3 marzo 2014

Clavicembalo fiammingo 17: geometria sbagliata, mezza cassa da rifare

Prima di tutto vi aggiorno sulla questione della toolbox: avevo deciso infine di non farla, e ieri ho perciò praticato nella spina l'apertura che permette l'accesso ai registri in caso di riparazioni e regolazioni. Avevo poi incollato e rinforzato il liner di tutte le fasce. In queste due foto si vede la finestra che permette l'estrazione dei registri: prima si disegna il profilo, poi si fora all'interno delle linee e infine si pareggia con gli scalpelli.




Sennonché, proprio quando ho deciso di staccare, ho dato un'occhiata complessiva con spirito critico e la distanza tra estremità posteriore del somiere e l'inizio della curva mi è sembrata eccessiva, sproporzionata, come avevo potuto non accorgermene prima? Ho misurato la lunghezza ipotetica delle ultime corde all'acuto:  il do con due tagli sopra il pentagramma dovrebbe avere la corda più lunga pari a 18 cm circa, il fa con tre tagli sopra il pentagramma circa 13 cm; la posizione delle punte sul ponticello della tavola armonica sarebbe capitata a circa 20-21 cm di distanza dal fianco curvo, laddove dovrebbe essere 11-13. Dando al ponticello la posizione giusta rispetto ala fascia curva, le suddette corde finirebbero con l'essere lunghe rispettivamente 26 e 21 cm circa. Ma il ponticello non può stare così distante dalla fascia, né d'altra parte le corde possono essere così lunghe, perché si spezzerebbero accordandole molto prima di arrivare alla tensione giusta. Inoltre il punto di pizzico resta comunque uguale, perché né il ponticello sul somiere né i registri possono essere spostati molto, sicché in proporzione il punto di pizzico risulterebbe molto più vicino al ponticello del somiere di quanto non si debba, producendo un suono insopportabilmente nasale. Il plettro pizzica la corda a - diciamo - 4 cm di distanza dalla punta sul somiere; 4 cm è il 22.22% di 18 cm, ma è il 15.38% di 26 cm.
Non era difficile capire dov'era l'errore, e infatti l'ho individuato in pochi minuti, ma è stato più lungo capire il motivo. L'errore: ho fatto il fianchetto troppo lungo, circa 10 cm, e di conseguenza la curva troppo corta. Il motivo: ho preso tutte le misure partendo dal fronte della cassa e non dal somiere; ma le misure di riferimento che avevo erano relative a uno strumento con due tastiere. Le due tastiere ovviamente allungano il fianchetto di circa 10 cm (la profondità della tastiera superiore), ma non modificano la geometria dello strumento, perché il fianchetto è più lungo ma anche il somiere, i suoi ponticelli e i registri sono spostati più indietro per far spazio alla seconda tastiera.
Fatto l'errore, esso si è propagato alla posizione delle traverse sul fondo, giacché anche quelle posizioni sono state estrapolate con lo stesso sistema, laddove tutte le misure avrebbero dovuto essere prese dalla tavola frontale o dall'estremità posteriore del somiere in poi (cosa che ovviamente sapevo, ma la distrazione mi ha ingannato).

Sicché il capitolo cassa, che consideravo terminato, si riapre nel modo più noioso (e vergognoso) possibile: non c'è altra soluzione che tagliare il fianchetto alla minor lunghezza giusta (circa 55 cm invece che 66). A quel punto la curva risulta ovviamente troppo corta e va eliminata e rifatta da capo (non la butterò, però, perché ho sempre da finire il famoso Ruckers vero che iniziai tre anni fa); poiché è lungo e difficile adattare una curva contemporaneamente su due giunti (fianchetto e coda), sarà meglio eliminare anche la coda (che se non dovesse riuscire riutilizzabile su questo strumento potrò comunque riutilizzare sul mio Ruckers) e rifare anch'essa. Stesso discorso per le quattro traverse sul fondo, che vanno eliminate e rifatte circa dieci cm più vicino a chi suona. Due settimane di lavoro, con i miei ritmi: dovrò fare le modanature della cassa su un'altra tavola, e curvare sia la tavola che la sua cordiera; e dovrò rifare i due giunti "Ruckers" su fianchetto-curva e su curva-coda.

Ho iniziato a rendermi conto che qualcosa non andava quando ho sistemato la tastiera nel vano tastiera per fotografarla:


Nella seconda foto si vede il particolare che mi ha insospettito: la tastiera, di cui si vede l'estremità posteriore, dovrebbe appoggiarsi alla prima traversa bassa (quella su cui è appoggiato il collo del trapano), ma pur avendo messo in posizione la tastiera, la traversa è ancora lontana di circa 10 cm, sempre gli stessi 10 cm.
Le misure che ho dato in questo post probabilmente non "tornano" molto tra di loro: è perché non le ho ancora definite con precisione e comunque nella carpenteria della cassa alcune variazioni di misura sono possibili entro certi limiti.